Il Dietologo risponde

Cos’è la Sindrome Metabolica

La “Sindrome Metabolica è diagnosticata quando in una persona sono presenti tre o più delle seguenti condizioni: obesità addominale, alti livelli di trigliceridi nel sangue, bassi livelli di colesterolo HDL, pressione arteriosa alta e alti livelli di zucchero nel sangue a digiuno.
Tutti i fattori associati alla Sindrome Metabolica sono correlati fra loro.
L’obesità e la mancanza di esercizio fisico portano all’insulino-resistenza. A sua volta l’insulino-resistenza aumenta il colesterolo LDL (il colesterolo “cattivo”), aumenta i trigliceridi nel sangue, ed abbassa il colesterolo HDL (il colesterolo “buono”). Questo può portare al deposito di placche di grasso nelle arterie e ciò a lungo andare, può causare malattie cardiovascolari, quali l’infarto e l’ictus.
L’insulino-resistenza inoltre aumenta i livelli di insulina e di glucosio nel sangue e tutto questo può portare al diabete. A causa degli alti livelli di insulina, il rene trattiene troppo sodio e questo aumenta la pressione sanguigna e può portare all’ipertensione.
Per migliorare tutti i fattori di rischio della Sindrome Metabolica è necessario modificare lo stile di vita. Occorre pertanto: ridurre il peso corporeo, fare attività fisica regolarmente e smettere di fumare.
La riduzione del 5-10% del peso corporeo in eccesso può aiutare a ridurre i livelli della glicemia, la pressione sanguigna e il colesterolo.
Svolgere un’attività fisica di tipo aerobico (es: camminare per 60 minuti al giorno) può aiutare a perdere peso e a migliorare tutti i fattori di rischio della Sindrome Metabolica. Il fumo è uno dei maggiori fattori di rischio delle malattie cardiovascolari; se esso è associato alla Sindrome Metabolica, aumenta di molto il rischio globale di essere colpito da infarto o ictus.
In alcuni casi modificare lo stile di vita non è sufficiente a ridurre i fattori di rischio associati alla Sindrome Metabolica. E’ necessario quindi consultare il medico il quale potrà prescrivere uno o più farmaci specifici adatti a curare tale sindrome.

Come si può ridurre il colesterolo nel sangue?

L’aumento del tasso di colesterolo nel sangue è un importante fattore di rischio di malattia cardiovascolare, così come il diabete o l’ipertensione arteriosa. Esso favorisce l’insorgenza di malattie delle arterie coronarie (angina pectoris e infarto), di arteriti degli arti inferiori e di ictus. I livelli di colesterolo da raggiungere variano in base alla storia clinica di ciascuno. Essi dipendono dall’esistenza o meno di altri fattori di rischio di malattia cardiovascolare, come l’ipertensione arteriosa, il fumo, la sedentarietà o il diabete. La quantità dei grassi nella dieta deve corrispondere (e, all’occorrenza essere ridotta) a circa un terzo della razione calorica totale quotidiana. Si tratta però di limitare i grassi saturi (i grassi cattivi), i quali favoriscono l’aumento del colesterolo (in particolare, c-LDL), in favore dei grassi insaturi, dei quali fanno parte gli omega 3 (presentii nel pesce azzurro, nella frutta secca e nei semi oleosi).
Ridurre il proprio colesterolo significa anche praticare un attività fisica costante e moderata per almeno 60 minuti al giorno,ridurre l’eventuale sovrappeso, consumare le bevande alcoliche con moderazione.
Tutti questi provvedimenti sono di per sé in grado ridurre il colesterolo. Ciò nonostante, se gli obiettivi prefissati non sono stati raggiunti dopo tre mesi di dieta rigorosa, è possibile prescrivere farmaci oppure integratori ipolipemizzanti, destinati a favorire il calo del colesterolo LDL (cattivo), a complemento di tutte le raccomandazioni dietetiche e di igiene di vita già attuate.

Si può ridurre la pressione arteriosa con la riduzione del peso ed una corretta alimentazione?

In genere per ogni chilogrammo di peso in meno, la pressione arteriosa si riduce di un millimetro di mercurio.
Se la pressione è solo lievemente elevata, eliminare l’eccesso di peso può far ritornare alla normalità la pressione del sangue. Abbassare la pressione sanguigna si traduce in un minor rischio di ictus cerebrale, di infarto cardiaco o altre complicanze gravi. Inoltre, riducendo il consumo di sale da cucina e di alimenti che ne contengono in quantità elevate, possono non solo ridurre la pressione arteriosa ma anche il numero ed il dosaggio di farmaci necessari al controllo dell’ipertensione. E’ necessario incrementare l’assunzione di frutta e verdura e praticare un attività fisica di tipo aerobico moderata e costante.

Un eccesso di grasso addominale può aumentare la probabilità di avere in ictus?

La presenza di eccessivi depositi adiposi addominali rappresenta il principale fattore di rischio per l’ictus, a cui si sommano diabete, fumo e ipertensione.
In particolare, l’aumento di grasso a livello addominale o viscerale è considerata il principale fattore di rischio per gli accidenti cerebrovascolari.
Il sesso maschile costituisce di per se un fattore rischio. Una spiegazione risiede nel tipico profilo dell'obesità androide, in cui il tessuto adiposo viene accumulato principalmente a livello dell’addome.
Il grasso viscerale è infatti ritenuto metabolicamente più attivo rispetto ad altri depositi corporei e dunque responsabile della presenza di livelli anomali di acidi grassi nella circolazione sanguigna. Inoltre, il tessuto adiposo viscerale possiede caratteristiche di un organo endocrino e le sue cellule producono citochine proinfiammatorie che determinano uno stato di infiammazione cronica dei tessuti. Proprio questi meccanismi favoriscono l’insorgenza della resistenza all'insulina e contribuscono al meccanismo aterogenico.
Sicuramente tutti gli interventi di tipo nutrizionale e dietoterapico al fine di ridurre l’eccesso di grasso a livello addominale possono contribuire a ridurre il rischio di ictus.

E’ vero che una corretta alimentazione può prevenire i tumori?

E’ ormai noto come studi epidemiologici e su modelli animali, condotti per anni, indicano che alcune abitudini alimentari possono incrementare il rischio di cancro.
Non sono state dimostrate le teorie per cui alcuni tipi di dieta e alcuni componenti degli alimenti forniscano una protezione contro lo sviluppo della malattia neoplastica.
Tuttavia, il National Cancer Institute, e l'American Cancer Society, hanno stabilito alcune linee guida dietetiche prudenziali per la selezione dei cibi:
• Mantenere un peso corporeo desiderabile.
• Alimentarsi con una dieta varia e povera in carni rosse.
• Includere una nuova varietà di frutta e verdure nella dieta quotidiana,
• Consumare una maggiore quantità di cibi ricchi in fibre, quali cereali integrali, legumi, vegetali e frutta.
• Diminuire l'apporto totale di grassi (30% meno delle calorie totali).
• Limitare il consumo degli alcolici.
• Limitare il consumo di cibi sotto sale o conservati con nitriti.
Un'eccessiva introduzione calorica e l'obesità sono state poste in relazione con un'aumentata mortalità per alcune neoplasie, tra le quali il tumore della mammella, dell'utero, del colon, della colecisti e della prostata. La prevalenza di questi tumori aumenta con il grado di obesità.

Cos’è la steatosi epatica e come posso curarla?

In genere la steatosi epatica (fegato grasso) viene riscontrata in occasione di una ecografia dell'addome superiore: con questo termine si intende un aumento del contenuto di grasso all'interno delle cellule del fegato, avvenuto in seguito a un processo infiltrativo o degenerativo.
La formazione di steatosi è legata al ruolo che il fegato ha nel metabolismo dei grassi ed in particolare dei trigliceridi. La steatosi si verifica quando la cellula epatica accumula trigliceridi in conseguenza di una aumentata captazione di acidi grassi come accade in corso di diabete o in presenza di obesità, oppure in conseguenza di un aumento della sintesi endogena di acidi grassi come si verifica in corso di insulino-resistenza.
Molti casi di steatosi che si osservano nella pratica clinica quotidiana riconoscono, comunque, come causa o co-fattore una alimentazione sbagliata.
Non esiste una terapia specifica per curare la steatosi del fegato.
Essendo, infatti, questa l’espressione di numerose malattie e, spesso dell’obesità, la terapia deve essere rivolta alla causa. In particolare, le misure da adottare sono l'eliminazione dell'alcol, una corretta alimentazione che porti ad una riduzione del peso corporeo, integrata con l'attività fisica o sportiva, dove possibile. Nel caso di steatosi secondaria a diabete o ad altre patologie, la terapia sarà quella del diabete stesso o delle patologie primitive.
Inoltre l’integrazione con alcuni principi attivi derivati da piante possono sicuramente portare ad una regressione della steatosi epatica.

E’ vero che in gravidanza devo “mangiare per due”?

Il vecchio detto “ mangiare per due “ è da tempo superato; la donna in gravidanza deve invece mangiare meglio.
Il benessere della gestante, lo sviluppo e la crescita fetali dipendono anche dalla qualità e quantità dell’alimentazione materna.
Tale relazione inizia ancor prima della gravidanza: infatti un buono stato di nutrizione della madre già prima dell’inizio della gestazione, nonché durante tutto il suo decorso, sono condizioni essenziali per la prevenzione di una gran parte delle patologie neonatali.
Se da un lato l’insufficiente soddisfacimento delle esigenze nutrizionali della madre può essere causa di un basso peso alla nascita, con una maggiore probabilità da parte del neonato di sviluppare malattie, dall’altro un eccesso alimentare può essere la causa di macrosomia fetale con tutte le conseguenze, metaboliche e meccaniche che ciò può comportate sia per la madre che per il nascituro.
Una corretta igiene alimentare deve quindi consigliare una dieta equilibrata, varia, appetibile, ricca in vitamine e sali minerali e con un buon apporto proteico.

E’ vero che mangiare cereali integrali, frutta e verdura quotidianamente aiuta a prevenire l’obesità nei bambini?

E’ vero, tanto che il rapporto fra alimentazione e salute durante le fasi della prima infanzia e dell’adolescenza è dimostrato da una gran quantità di studi scientifici e clinici ed è stato analizzato in un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
l’OMS identifica i criteri qualitativi e quantitativi per garantire al bambino l’apporto di energia adeguata alla sua fase della crescita. In relazione alla crescente diffusione dell’incidenza di obesità fra i bambini e gli adolescenti, l’OMS suggerisce di limitare l’eccessiva assunzione di grassi e zuccheri sin dalle prime età, sostenendo al tempo stesso la necessità di una dieta variata che comprenda alimenti di origine vegetale (frutta, verdura, legumi, cereali integrali), animale (carne bianca,pesce, formaggio, latticini, prosciutto) e, soprattutto, l’alternanza di alimenti durante la settimana.
La “Dieta Mediterranea”, nelle sue tipiche componenti, ha un ruolo significativo nel prevenire o mitigare alcune patologie del bambino (es. sovrappeso, obesità, diabete) e il successivo rischio di sviluppare patologie in età adulta.

Qual’è la corretta alimentazione per lo sportivo?

La corretta alimentazione per chi pratica sport a livello amatoriale ed agonistico non si discosta nelle sue linee essenziali dalla dieta ottimale dell’adulto. Lo sportivo è un soggetto che richiede in base alla frequenza e all’intensità dello sport praticato, un’attenzione particolare da parte del medico nutrizionista al fine di mantenere e sostenere sia lo stato di salute sia evitare il decadimento della prestazione sportiva. Nello sportivo occorre innanzitutto coprire i fabbisogni energetici quotidiani e garantire i fabbisogni plastici, idro-minerali e vitaminici.
Un attenta valutazione del soggetto, delle sue abitudini alimentari, della sua composizione corporea, del suo stato di salute e soprattutto del programma di allenamento quotidiano è indispensabile per poter confezionare su misura un regime dietetico adeguato, flessibile e personalizzato. Una dieta adeguata, per quantita’ e qualita’, prima, durante e dopo l’allenamento o la gara, è in grado di ottimizzare la prestazione.
L’aumento del fabbisogno calorico, quando necessario, sarà soddisfatto da un apporto maggiore di zuccheri e, solo in alcuni sport, di grassi. L’apporto idrico deve essere abbondante prima durante e dopo l’attività sportiva; è sufficiente perdere il 5% dell’acqua corporea con la sudorazione per avere un calo del rendimento del 30%.

E’ utile assumere alcuni integratori durante l’attività sportiva?

L’integrazione e la supplementazione in genere non è necessaria per il soggetto che pratica un’attività sportiva a livello amatoriale ma è frequentemente indicata nello sportivo professionista. L’eventuale supplementazione dietetica può essere indicata:
1. In tutte le condizioni in cui lo sportivo è impossibilitato ad alimentarsi adeguatamente.
2. In tutti quei casi di maggior sforzo fisico ed in condizioni ambientali sfavorevoli.
3. Quando con la normale alimentazione lo sportivo non raggiunge il fabbisogno quotidiano di macro e micronutrienti.
4. Quando occorre modulare la composizione corporea (aumento della massa magra e diminuzione della massa grassa).
L’eventuale supplementazione deve essere personalizzata e aggiustata a seguito della risposta dell’atleta e degli obiettivi da raggiungere; per tale motivo è necessario un continuo rapporto tra quest’ultimo ed il medico al fine di modificare in breve tempo le indicazioni nutrizionali consigliate per l’attività sportiva.

A cura del
Dott. Iacopetta Salvatore